Tra la Cinta dei Giganti

- 2010

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Reyner Bunham, nel suo libro “Deserti Americani” scrive a proposito di Broadacare City di Frank Lloyd Wright e Arcosanti di Paolo Soleri: «Soleri predica che l’umanità, invece di distribuirsi sulla superficie della terra secondo il modello di Broadacre City, dovrebbe riunirsi in poche grandi strutture concentrate e lasciare libero il territorio circostante […] nei quarant’anni intercorsi tra Broadacre City e Arcosanti, l’automobile ha cessato di essere considerata un mezzo di liberazione ed è stata ormai annoverata tra i demoni del disordine suburbano e del crollo della nostra idea di civiltà». Questo riferimento alla città di Urbino è aderente, realistico e attuale.

Se guardiamo alla proposta di creare un nuovo spazio di funzioni e parcheggio nella zona di Santa Lucia, presso l’omonima porta, si nota sul crinale scosceso del monte la presenza dei Giganti: gli Emergenti e il serpente, come Jotun e Risi nella mitologia norrena, che significano proprio “il torreggiante” e “l’ingordo”.

  • Jotun rappresenta le forze del caos primordiale e della Natura selvaggia e distruttiva; qui rappresentata dalle nostre torri ibride (verticali e orizzontali), che come menhir di roccia escono dal terreno, sotto la spinta tellurica, e creano una voragine tra di essi (lo sbancamento);
  • Risi, l’ingordo, rappresenta la forza della Cultura, tradotta nell’immagine dell’automobile, prodotto della capacità tecnologica dell’uomo, che si fa concretamente strada tra le torri, il paesaggio naturale e quello antropico.

Allo stato attuale, come dimostra il caos viabilistico di Urbino, la strada-parcheggio, il “grande Serpente” a sbalzo (la cultura) vince sulle Torri (la natura), contenitrici di funzioni, saldamente ancorate al terreno, simili alla figura di un albero che racchiude in se stesso infinite nicchie ecologiche e sistemi parassiti. Risi raggiunge così lo scopo di risalire il crinale del monte a nord di Urbino per inserirsi nella città storica.

La strada-parcheggio, edificio di 120 posti auto, con la struttura portante di reticolari in acciaio, si snoda in un paesaggio di torri verticali ed orizzontali, ricoperte da lame che ricordano la corteccia incavata di alberi antichi. La reticolare sfonda il terreno, sbanda, si inserisce nei corpi massivi dei blocchi funzionali; ci ricorda come la strada odierna, complesso sistema infrastrutturale, taglia di netto il paesaggio naturale, dettando il proprio ritmo nello spazio. Anche all’interno delle torri i solai stessi subiscono la forza di questo elemento dirompente, ritraendosi e adattandosi al suo passaggio.

La circolazione all’interno delle architetture lascia spazio a innumerevoli possibilità, che vanno dai movimenti bidirezionali in auto nell’edificio di parcheggio, ai sistemi di tapis roulant all’interno di esso; dalle scale mobili, alle gradinate e alle rampe che scardinano e forano i solai all’interno delle torri, e i veloci collegamenti verticali dati dagli ascensori.

Questa espressione di molteplici “vie di fuga” si ritrova percorrendo le vie e i vicoli all’interno della città storica e del Palazzo Ducale, grande organismo architettonico e urbano. Il nuovo sistema funzionale-infrastrutturale, posto all’ingresso nord della città storica, si fa carico di essere macchina complessa di protezione, punto di approdo e di partenza dei protagonisti del luogo, che lo occupano, lo utilizzano, lo trasformano, ci lavorano e ne traggono sostentamento.