Happening Piazza San Marco

Venezia - Italia - 2007

Design, Happening | USI Mendrisio - Accademia di Architettura | Venezia - Italia | Completato | 2007
Ricardo Lunardon | Ricardo Lunardon, Niccolò Adolini |

Ripetitività Versus Unicità

Piazza San Marco, Venezia. Luogo di rappresentanza e cuore monumentale dell’antica città lagunare. Definita dalla Basilica dove sono custodite le spoglie di San Marco, il Palazzo Ducale dei dogi regnanti in Venezia, il Campanile di San Marco, e la cortina a tre lati composta dalle Procuratie Vecchie, Nuove e Nuovissime, e il Bacino di San Marco che si apre a sud. La piazza a forma inusuale, ad L con il lato più lungo disposto nella direzione sud-est nord-ovest verso la Basilica. Più di mille anni di storia, di rifacimenti, di ripensamenti, di susseguirsi di personalità politico-nobiliari che hanno, con il loro gusto, caratterizzato la piazza che al giorno d’oggi si presenta splendida e maestosa, emblema di un glorioso tempo passato di abili mercanti e personalità di indiscusso intelletto.

Come fare quindi a capire la concezione spaziale che caratterizza la piazza, creata a partire dalla fine del IX secolo? Come fare a capire i flussi di persone che arrivano dalle diverse direzioni, su tutti i lati dello spazio, dalle calli interne, dai porticati, dalla laguna. Capire come viene definito lo spazio dai volumi architettonici, dagli elementi architettonici che si ripetono ritmando un tempo che presenta comunque dissonanze, variazioni parziali. Capire qual è il valore della luce naturale che crea zone d’ombra diverse, nelle diverse ore del giorno.

Volumi, aree, luci e ombre, acqua, ritmo. Tutti gli elementi di una grande architettura rientrano in questa Piazza. È stato scelto quindi un ambito sensoriale preciso per questo “esercizio di architettura”. Lato delle Procuratie Vecchie. Le grandi arcate in Pietra d’Istria definiscono il ritmo ripetitivo, costante, quasi infinito del lato a nord. Una cortina interminabile di eterei elementi della più rinascimentale tradizione.

Come fare per destabilizzare questo spazio imperturbabile? Come si può spezzare il ritmo incessante? Creando un puntuale cambio di immagine del sistema, una piccola variazione, una anomalia, che come una goccia che cade in uno specchio d’acqua placido e pacato, risuona su tutto l’intorno. Capire l’insieme del disegno tramite l’unica essenziale dissonanza. Questo il senso del progetto. Si è reso necessario quindi, con un happening nelle prime ore del giorno, quando la piazza sgombra rivelava tutta la sua spazialità, rivestire con una carta da imballaggi di un colore shocking una delle colonne nel fondo delle Procuratie Vecchie. Il ritmo è spezzato.

Ma basta un solo elemento diverso nella ripetitività del contesto per aumentare il senso di unitarietà dell’insieme? Giudicate voi!