Denim Parasite Pavillon

Marostica - Italy - 2015

Exhibition | RAL - Radical Architecture Lectures | Marostica - Italy | Completato | 2015
Arch. Ricardo Lunardon | Autoconstruction // lighting project: InVinegar LABS |

Te le ricordi le lucciole?  /  Do you remember the fireflies?

 

Installazione site specific. Metallo, denim, luci led, plastica, specchio. Misure complessive d’ambiente

 

Project: RAL - Radical Architecture Lectures
3D Lighting: InVinegar LABS (3D printing & prototyping)

 

Al primo piano, sulla terrazza dell’edificio, è stato realizzato dall’artista un ambiente (camera oscura) con struttura metallica rivestita in tessuto denim. Il volume di questo ambiente sporge di circa 150 cm fuori dal terrazzo. Sul pavimento sono posizionati elementi bioluminescenti e una passerella sopraelevata permette il passaggio delle persone. A destra dell’ingresso alla camera, sono state sospese le Lucciole, punti luce led realizzati dall’artista con stampante 3D. Sulla sinistra è posizionato uno specchio con citata la scritta: “Io Sono Patrimonio – questa è l’opera più importante della mostra”. Sia gli elementi bioluminescenti del pavimento che le Lucciole creano un bagliore visibile dal visitatore sulla parte bassa dei piani della mostra, attraverso gli elementi di vetrocemento e la struttura metallico tessile che sporge oltre il terrazzo.

 

Queste le parole dell’artista per sintetizzare i passaggi del lavoro:

La passerella: percorso sicuro / via nuova

Penombra: bioluminescenza / led / mondo / persone / uomini-lucciole / parole-lucciole / immagini-lucciole / saperi-lucciole / bagliori / intermittenze / scintille di umanità

Lucciola: guardiano / sciamano / omaggio al curatore / testimonianza

Io Sono Patrimonio: questa è l’opera più importante della mostra / malgrado tutto, io ci sono; malgrado tutto, io resisto

 

L’interesse principale di questo lavoro è - sia dal punto di vista formale che concettuale - sulle due dimensioni dell’alto e del basso. Attirare l’attenzione sul basso significa concentrarsi sul valore dei propri passi, su dove questi posano, sul senso del suolo che li sostiene che è, per estensione, la terra e la natura da cui tutto proviene e che rende possibile la vita. È la via e il futuro. Attirare l’attenzione verso l’alto significa riservare uno spazio allo stupore, guardare al di sopra del nostro abituale punto di vista, oltre la funzionalità nella dimensione del sogno. Le lucciole, del titolo e nell’installazione, sono usate come riferimento all’infanzia, al gioco, alla semplicità e alla bellezza imprevista del contatto con la natura. Sono piccole scintille di luce, visioni possibili.

 

Lo specchio dice la verità. L’uomo - ma non in astratto- ogni singolo e specifico e concreto uomo è un patrimonio.

Ciascuna persona, le sue storie e i suoi sogni, i passi per andare lontano e i passi per tornare, lo sguardo di cura sul presente e la visione del futuro. Tutto questo è il patrimonio e deve essere salvaguardato.

Deve sopravvivere, resistere, oltre le aspettative allo scarto dell’obsolescenza mantenendo attiva la dialettica tra passato e presente come sostiene l’artista riferendosi con il suo titolo al testo di Georges Didi-Hubernam, appunto intitolato “Come le lucciole. Una politica della sopravvivenza”.

 

La poesia è una soluzione sorprendente ma efficace per questa salvaguardia. L’ambiente costruito per contenere questa installazione e che ne è parte integrante, si sviluppa nel contesto dell’edificio come un’architettura parassita, una struttura spontanea, accessoria ad un bisogno fino a quel momento non contemplato, temporanea e precaria. La struttura stessa che permette la dinamica dell’installazione è la forma di questo lavoro nel senso poetico della sua metrica, del ritmo e della sorpresa.

[ text of Silvia Petronici, art curator ]