Lectures

    Un futuro per le colline di Marostica | 07.08.2013

    Testo di Laura Vicenzi | Bassano News | 8 agosto 2013

    Questa Roveredo Alta ribelle. Un Futuro per le colline di Marostica [Agro Rebel]

    A Marostica, è stato presentato ieri sera il progetto “Agro Rebel”: un’ipotesi di riqualificazione del territorio collinare formulata da due giovani architetti che propone, senza azzardo, l’investimento nel patrimonio rurale.
    Si è svolto ieri sera, nel giardino della Biblioteca civica Ragazzoni, il primo degli appuntamenti che l’Amministrazione di Marostica vuole dedicare alla presentazione dei nuovi progetti che pongono al centro della loro ricerca la sfida di ripensare il territorio.
    Dopo il saluto del Sindaco, Domenico Patassini ha introdotto e presentato due giovani architetti, Ricardo Lunardon e Sandro Poloni, che hanno illustrato la sintesi del loro lavoro di studio che ha dato vita a un progetto titolato Agro Rebel (“agro” si riferisce alla terra, “rebel” alla ribellione intesa come cambiamento di rotta, di piano). Al termine dell’incontro sono intervenuti Angelo Chemin e Sergio Los a commentare brevemente la proposta con Patassini e a lodare la spinta propulsiva (l’amore per la propria terra) da cui è nata.

    Il progetto ha il suo centro d’interesse nell’ambiente collinare marosticense visto in prospettiva alata: Marostica è una città del Pedemonte, una zona con caratteristiche affini che comprende 74 Comuni e 700 000 abitanti, più che una città murata è una terra murata; è un centro che ha un patrimonio rurale in parte in crisi ma ricco di potenzialità che va ripensato in un’ottica di sviluppo e di promozione che parta non dai tetti delle istituzioni, ma dalla comunità che lo abita. Dalle premesse enunciate appare chiaro che l’operazione di rivalorizzazione del territorio che è stata ipotizzata ha prima di tutto una valenza culturale: le ipotesi attuative del progetto sono legate più che al reperimento di finanziamenti – questo studio, come altri analoghi, dimostra numeri alla mano la sua fattibilità – all’invito a ripensare il vivere sociale, a sviluppare un’etica che parte dall’idea di collettività.
    In sostanza, il progetto mira a ricostruire l’ambiente agricolo locale tramite forme di elaborazione e di cura che pongono attenzione al capitale fisso del territorio (il suo patrimonio ambientale, la sua cultura, la memoria della sua gente). L’ipotesi di Agro Rebel propone la ridefinizione di un paesaggio abitato che è arrivato a una svolta del suo ciclo vitale: i boschi sulle nostre colline e montagne stanno rinaturalizzando l’ambiente, rioccupano crinali e terrazzi; gli insediamenti delle contrade rivelano i segni dell’abbandono; prati e sentieri denunciano l’incuria… tutti questi elementi annunciano la fase terminale di un ciclo abitativo e l’urgenza di ripensare il paesaggio, prima di procedere compulsivamente, come si sta facendo, a costruire a sparo nuovi edifici in pianura.
    Le 150 contrade storiche disseminate sul territorio di Marostica rappresentano una connotazione identitaria; sono indicatori di un linguaggio, di un dialogo che l’uomo ha parlato nel tempo con la terra che lo ha ospitato. Inoltre, le vecchie contrade costituiscono una ricchezza che va tenuta in considerazione e rivalutata nella pianificazione del territorio, anche in un’ottica di promozione e di marketing che guardi al futuro.
    I due architetti hanno effettuato un’analisi dettagliata e svolto ampie ricerche – ricerca d’archivio ma anche gambe in spalla, Gps alla mano – che hanno prodotto un’accurata mappatura degli 802 chilometri di sentieri culturali esistenti della zona e messo in evidenza le figure di paesaggio che hanno consentito di individuare un luogo-modello (la contrada storica Roveredo Alta), che potrebbe costruire un esempio di riqualificazione dai connotati ideali ed esportabili.
    La rinascita ribelle di Roveredo Alta è stata pensata mettendo in atto i principi della permacultura, un metodo per gestire e progettare i paesaggi antropizzati teorizzato negli anni ’70 qui attualizzato e applicato alle peculiarità del contesto locale; la riqualificazione della contrada è operata dal progetto in vari step progettati anche capitalizzando l’esperienza di Sepp Holzer (l’agricoltore austriaco, e consulente internazionale per l’agricoltura naturale, che nella sua azienda alpina ha attuato forse l’esempio più coerente a livello mondiale della permacultura), privilegiando quindi la mobilità dolce, le coltivazioni e l’allevamento di sussistenza – privi degli aggravi del trasporto –, l’utilizzo dei materiali ecologici e aggiungendo il brillio del sogno di un vivere in collina supportati da un’attività lavorativa locale remunerata e da uno stile di vita attraente, competitivo con quello cittadino. Roveredo Alta si trova in una zona protostorica che rappresentava il limes, il confine, tra gente di montagna e gente di pianura: sembrerebbe il luogo ideale per cominciare a pensare, senza troppi castelli in aria, a una “Marostica in transizione”.

    Il Fenomeno delle motte in Veneto. Ed a Rossano? | 31.05.2012

     

    Motta, mottarella, mottinello, motton, muttiron, montagnoea, montagnola, castelliere, castellaro, tumulo, grumolo...una semplice lista che richiama alla memoria toponimi che si incontrano, con una certa frequenza, nel nostro territorio. Nonostante la toponomastica sia una materia di studio da trattare con una certa attenzione e prudenza, possiamo affermare con buona sicurezza che i termini sopra elencati indicano determinate condizioni morfologiche del terreno.

    Per i termini montagnola, castellaro, tumulo, grumolo non dovrebbe essere difficile intuirne la funzione svolta nel passato o l’associazione con “qualcosa” di visibile e presente ancora oggi ad occhio nudo. […] possiamo ricordare come “nel Veneto è detta motta ogni piccola altura su cui sorge o sorgeva un castello”. La motta è una struttura medievale tipica del mondo anglosassone e normanno specie nei secoli XI-XII”. Tali piccole alture, che possono essere di origine antropica (quindi opera dell’uomo) o naturale (dossi fluviali), fungevano da nuclei insediativi, fortificazioni, punti di avvistamento, sepolture, luoghi di culto. E dalla loro funzione, l’intuibile forma. Occorre inoltre precisare che il termine motta, nato nell’ambito medievale, è stato associato nei secoli a luoghi di simile conformazione a prescindere dalla loro funzione originaria e, cosa più importante, a prescindere dall’epoca della loro formazione e frequentazione, al punto che siti di chiara origine dell’età del bronzo vengono definiti ugualmente come motte.

    [Testo tratto da “Le Motte: un’ipotesi storica intrigante per l’entroterra veneziano”, degli archeologi  Simone Pedron e Simone Deola – Studio Sestante - con un’introduzione di Mario Favaro e Nicola Bergamo per l’Associazione Culturale il Rivolo di Rio San Martino]

    Una delle frazioni del comune di Rossano Veneto, guarda caso, si chiama Mottinello. L’intenzione della conferenza è di fornire alcune iniziali precisazioni sull’argomento, in modo da educare la comunità locale a guardare con occhi diversi ed essere curiosi del paesaggio che le sta attorno, perché il valore culturale di Rossano, nonché di tutta la cultura veneta, partendo da tempi remoti, passa anche da qui, dalle motte.